10 mag 2007

The simulation

Lo so, lo so che non scriviamo da una vita. Forse qualcuna di noi in questi giorni avrà la forza di fare un sunto di cosa è successo in questi giorni, ma non io e non adesso. Stamattina però è successa una cosa che ci ha fatto ridere. Alle ore 7 del mattino è stata effettuata una simulazione di incendio,un allarme assordante e devastante ha destato dal sonno profondo tutti gli studenti della Shoichi, Giapponesi ed Europei, che in pigiama sono scappati dalle loro camere e si sono ritrovati all'uscita, per essere poi accompagnati tutti insieme in un giardino poco distante, al sicuro. Non tutti a dire la verità, ne mancavano tre. Per quanto mi riguarda mi sono accorta del rumore assordante solo dopo qualche minuto, dal momento che stavo sognando di avere vinto 21 milioni di euro alla lotteria e non mi sembrava il caso di interrompere la mia attività onirica. Sono uscita dalla stanza ancora in piena fase rem, ho incontrato Johanna e abbiamo provato a scambiare 2 parole nel sonno, ma non riuscivamo a sentirci a causa dell'allarme e cosi abbiamo concordato che era meglio mettersi a letto e fare finta di nulla. Valeria non ha sentito nulla. NULLA. Come abbia fatto, nessuno riesce ancora a spiegarselo. Ma la vera questione è: in caso di vero incendio ci avrebbero lasciato dentro? Voci di corridio narrano che durante la fuga solo una persona si sia accorta della nostra assenza e abbia chiesto a Leonard dove eravamo. Lui ha risposto "le ho viste uscire, sono già fuori". Qualcuno, qui dentro, ci odia.

17 apr 2007

Back in Durham

Sopravvissute al primo term, siamo di nuovo pronte a ricominciare..
Stamattina ci siamo svegliate all'interno della nostra Shoichi Hall, che nonostante il mese di chiusura per lavori appare assolutamente identica a prima.Tutto quello che c'è intorno sembra invece stravolto: camminare sotto un cielo azzurro e tra alberi in fiore può procurare forti shock fisici per chi si era abituato ai colori tenui e sbiaditi dell'inverno inglese..Dopo un pomeriggio di intensa fatica fisica abbiamo ridato forma alle nostre stanze:è stato un pò imbarazzante riprendere la nostra roba dal container; mentre le altre ragazze uscivano fuori dal magazzino con i loro discreti e piccoli zainetti del nord Europa, noi abbiamo prelevato 8 scatoloni, che poi abbiamo trasportatato da un punto all'altro del college con un carriola arruginita da cantiere edile che il portiere ci aveva prestato. Una vita di stenti e fatica, la nostra..
La città sembra deserta e di studenti erasmus ne sono tornati ancora pochi, in compenso un nuovo folto gruppo di nipponici è tornato ad abitare la Shoichi. Sembrano sempre gente strana e appariscente, ma probabilmente un pò piu socievoli degli altri.
E cosi, piene di buoni propositi ,grandi speranze e un pò di nostalgia di casa, continuiamo questa avventura..

9 mar 2007

I primi "addii".


Il primo term sta volgendo al termine...di già. E così iniziano a proporsi i primi inevitabili "arrivederci" e "addii". E' una sensazione molto strana. Non avrei mai pensato di potermi sentire triste nel salutare persone che fino a due mesi fa rappresentavano per me nient'altro che dei perfetti sconosciuti, semplici abitanti di una qualche nazione europea. E invece...E' davvero strano e se me lo avessero detto prima di partire avrei scommesso qualsiasi cifra, sicura di vincere, sul fatto che non sarei riuscita ad affezionarmi a nessuno così tanto da poterne sentire la mancanza. Mai dire mai nella vita, giusto?

Nonostante l'italiano sia una lingua ricca di termini con eterogenee sfumature di significato, mi trovo in difficoltà nello scegliere quelle più opportune per rendre l'idea e per paura di far perdere di significato la sensazione e banalizzarla, non mi dilungerò nella sua possibile descrizione.

E' stato difficile dire "addio" in una lingua che non è la propria: tradurre la parola è stato molto semplice, esprimere tutto il resto che gira intorno ad un saluto, molto meno.

Ad ogni modo, ritengo sia insensato e irresponsabile rimanere sorpresi dal fatto che ogni scelta (vedi ad esempio la decisione di partire in erasmus) abbia delle ripercussioni, le quali, in questo caso, si sono rivelate positive finchè sono state vissute e negative nel momento in cui sono venute a mancare.

E' vero eh, non lo nego, l'erasmus è prima di tutto divertimento...e quanto ce n'è stato...davvero tanto (e d'altronde quasi tutto è documentato qui sul blog); ma è anche vero che c'è, o per lo meno può capitare che ci sia, dell'altro: lo scambio, l'incontro, l'aspettativa e la sua realizzazione si incrociano e si fondono insieme per lasciare, nel mio caso, un ottimo ricordo del primo term, con un po' di malinconia e nostalgia che evidentemente fanno parte del gioco. Ma anche con la speranza che qualche saluto sia più un arrivederci che un addio.

23 feb 2007

Our apologies...our life goes!

Ci scusiamo! Vi porgiamo sentitamente le nostre più sincere scuse per questo lungo periodo di assenza, ma le nostre giornate si sono fatte più lunghe e più piene: quindi, se mai ricapiterà, sappiate che se non ci facciamo sentire stiamo bene!!
Eravamo rimasti alla neve, giusto? Insieme al freddo più intenso sono arrivati nuovi amici, nuove feste, nuove cene, nuovi incontri e momenti più intensi che ci stanno facendo affezionare maggiormente al nostro erasmus e a questa piccola Durham...
Innanzitutto abbiamo avuto la malvagia idea di organizzare una cena italiana per POCHI INTIMI: la trappola degli inviti "dovuti", a noi tanto familiare, ci ha portato a dover preparare due chili di pasta in migliaia di piccole pentoline di cui la nostra cucina dispone. Il risultato è stato nient'altro che un poltiglia morbidissima di pasta, pesto, patate e pomodorini...una sorta di purè che abbiamo spacciato come piatto tipico italiano!! Ma che tutti nella loro ignoranza culinaria hanno apprezzato e continuato a mangiare nei giorni seguenti. Con "ignoranza culinaria" intendiamo ad esempio il preparare grandi quantità di pasta per poi continuare ad usufruirne per giorni e giorni, scaldando e riscaldando ancora in quelle stesse piccole pentoline con piccole dosi di olio e/o acqua.
Cena Italiana (solo alcuni dei partecipanti)
da sinistra : Domenico, Stephan, Anna, Henrica, Vale, Robert, Jorn.
dietro: Giuseppe e Johanna

Il giorno dopo la cena c'è stato il tanto atteso "Leonard's show, a night full of emotions!". Si è esibito nella common room, davanti ad una quindicina di persone, straziandole per circa un'ora con quella sua forza che imprime sul plettro contro le corde della sua povera chitarra. Come un vero professionista ha introdotto ogni canzone con un breve resoconto sul contenuto: inutile dire che le canzoni di Leonard, di cui è autore, sono monotematiche: parlano sempre di ragazze che ha conosciuto per un solo giorno (talvolta solo per qualche ora o istante) e di cui si è follemente innamorato e che lo hanno sistematicamente mandato a cagare! Dopo più di 50 minuti, alla prima richiesta di un break, c'è stata una fuga di massa verso il compleanno di Easter. Solo la mattina dopo ci ha comunicato che questa fuga l'ha lasciato "a little bit disappointed". Poveraccio, aveva riservato "il meglio per il finale", così ci ha detto.

Leonard in common room


Dunque, la comunità del Teikyo è arrivata completamente ubriaca al compleanno di Easter a causa dei litri di birra bevuti durante il concerto per cercare una fuga dalla realtà.

Poche parole su questa serata, solo immagini.

Anna e Vale.

9 feb 2007

Il rigido inverno inglese


Discesa della Shoichi Hall innevata







Secondo giorno di neve, ingresso della
Shoichi Hall







Strada di fronte al Mary's College







Shoichi Hall, seconda notte di neve




Cielo di Durham

3 feb 2007

Do you know the rules?

It would be ruled, not through. Ancora il significato di questo gioco di parole non è chiaro, ma non è necessario capire sempre tutto tutto della vita per sopravvivere.
Il destino,una volta tanto, è stato clemente con queste due povere ragazze disperse nel Nord Inghilterra e ci ha concesso due posti nel Formal del Trevelyan. Si tratta di cene, organizzate periodicamente, alle quali possono partecipare solo i membri del College e di cui abbiamo sentito parlare continuamente in queste ultime settimane. E' stata una buona occasione per addentrarci nelle tradizioni inglesi, nella cultura locale e nelle mille contraddizioni che le caratterizzano..Le formalità da rispettare per potere partecipare a questi incontri sono molte: devi portare una bottiglia di vino, devi prestare grande attenzione all'abbigliamento, devi indossare una toga (io e Vale nella fattispecie ci siamo date al risparmio indossando due toghe maschili enormi prese in prestito)..

Valeria and Harriet


..devi ascoltare i vari discorsi di apertura e chiusura della cena e rispettere altre regolette durante il pasto; la finalità del formal sembra invece essere solamente una: raggiungere l'incoscienza prima possibile. Attraverso giochi di parole (vedi sopra) e altre tradizioni (lanci di monetine, bevute alla goccia che,come una hola, interessano l'intera sala) riescono in poco meno di mezz'ora a farti mandare giù una bottiglia di vino. Però, per l'amor del cielo, ritengono sia maleducato alzarsi a metà della cena per andare in bagno. Follia!!!


Max, Olivier, Valeria and Harriet

Dopo cena siamo andate a ballare danze scozzesi, ovviamente senza capire le istruzioni, semplicemente lasciandoci trascinare dal ritmo..




Ed il resto è storia..La nostra squadra è entrata in azione con tanti piccoli gesti che hanno reso la serata memorabile, a noi e agli altri: c'è chi ha rovesciato roba da bere, chi ha camminato scalza per il pub, chi ha perso la giacca della propria laurea per poi ritrovarla il giorno dopo, chi ha cantanto e ballato canzoni latino americane per convincere uno spagnolo di sapere parlare la sua lingua, chi si è fatta venire mal di testa e ha capito solo dopo che era perchè indossava degli occhiali che non le appartenevano, c'è chi ha chiamato tutta la sera un ragazzo greco "antropos" finchè questo non l'ha implorata di non chiamarlo "essere umano" eccetere eccetera eccetera..
Un buon muesli party notturno ha poi riportato la calma nelle nostre vite. Almeno per un altro pò.






























Anna, Johanna e gente locale

31 gen 2007

Irina's leaving party

Ieri siamo state alla prima festa di "addio". Irina, una finlandese, questa mattina alle 8 a.m. ha lasciato per sempre la sua stanza qui nella Shoichi Hall. Ieri ha organizzato una festicciola per salutare parte del gruppo exchange. Aveva invitato tutto il college, compresa la componente nipponica. L'appuntamento era per le 8 al Dog's head, un locale nel cenrto di Durham e io e Anna, da brave italiane, avevamo capito che fosse una CENA di addio. E invece no. La cena si è svolta alle 5.30 p.m., cena a cui ha partecipato anche Giuseppe, un nostro amico svizzero i cui genitori sono italiani e che, dunque ,abitualmente parla l'italiano e che ha anche acquisito le usanze italiane. Ci ha detto di essere rimasto stordito dalla "cena-merenda" delle 5.30 p.m: ogni tanto è conveniente non capire!

Io e Anna siamo uscite da casa alle 8, dopo aver ricevuto un mega pacco dal nostro amico tedesco, con cui avevamo appuntamento all'ingresso della Shoichi Hall alle 7.45 p.m.. Ci aveva chiesto lui di incontrarci in quel luogo e a quell'ora, per andare insieme al party di Irina, ma si è presentato alle 7.50 p.m. in maglietta a maniche corte per comunicarci che era in ritardo, perchè doveva finire di leggere alcune pagine, essenziali per la buona riuscita della presentation che ha oggi alle 3.15 p.m. E' stato proprio Roland a comunicarci il fatto che il party di Irina era solo un party e non anche una cena...Va beh...c'è stato un ennesimo misunderstanding! Io e Anna abbiamo comunque deciso di incamminarci verso questo Dog's Head, sperando di trovare del cibo. Arrivate a metà strada, io mi accorgo di aver dimenticato il cellulare a casa, sopra il lavandino. Siamo quindi tornate indietro per riprenderlo, stanche e sudate. E stanche e sudate siamo arrivate nel locale alle 8.45 p.m. e gli unici posti ad essere rimasti inoccupati erano quelli accanto ai giapponesi, i quali da subito hanno cercato di intavolare una discussione con noi: ho scoperto che c'è qualcuno che parla l'inglese peggio di me! Ho subito notato, oltre a questa pronuncia inglese incomprensibile, che il giapponese seduto accanto a me portava una collanina molto discreta da cui pendeva la scritta "Rock" di colore fuxia e che quello seduto accanto ad Anna dormiva alla grande, appoggiato ad un pilastro del locale che stava proprio dietro di lui, come se fosse messo lì apposta per fungere da giaciglio. Non bisogna mai giudicare, lo so, infatti ve lo sto solo raccontando...
Siamo poi riuscite ad ordinare un pollo che, strano a dirsi, ci hanno servito senza troppe salse ed è risultato mangiabile, quasi buono. La serata poi si è risollevata quando sono arrivati i nostri amici un pò più stretti, come Johanna la tedesca, Anna e Eva le ceche, Roland il tedesco, ecc.
I giapponesi sono andati via presto, ma prima di andar via quello di cui vi detto prima che stava appisolato sul pilastro, ha cantato lì nel locale: una voce strepitosa, veramente bravo.


Giapponese assonnato, ma ottimo cantante.

Meno entusiasmante, ma altrettanto emozionante è stata la performance di Leonard che durante la serata ha cantato più volte, sia da solo che con Irina. Vi ricordate, in qualche post precedente, avevo accennato al fatto che Leonard usa deliziare il nostro piano, nel primo pomeriggio, con i suoi assoli. Leonard canta e suona la chitarra e a quanto pare, così ha dichiarato all'intero locale tra una canzone e l'altra, è anche un cantautore. Sì, scrive i pezzi che suona e nella sua città in Germania ha un piccolo gruppo con cui ogni tanto si esibisce nei locali.

Leonard

La serata al Dog's è finita verso mezzanotte, ma Irina non era sufficientemente soddisfatta della serata, così ci ha chiesto di andare a ballare. Siamo andati in un locale in cui io e Anna non eravamo ancora state, un locale molto carino, realizzato su più piani, in ognuno dei quali si può ascoltare e ballare un differente tipo di musica.
Comunque, basta parlare, preferisco continuare a raccontare la serata con il supporto visivo delle foto che abbiamo scattato ieri sera. Alla prossima.

Leonard e Irina

Johanna e ragazzo giapponese

Roland


Noi e Anna (Rep. Ceca)

Rep. Ceca, Germania, ITALIA, Finlandia, Finlandia

Giuseppe, Roland e noi